di Gianfranco PARIS

Ho partecipato negli anni ’90 a due durante degli Alpini, quella di Asti nel 1996 e quella di Treviso dell’anno dopo. Lo feci non perché Alpino, anche se avevo militato in Polizia, all’epoca militarizzata, frequentando la Scuola Alpina di Moena di Fassa. Lo feci come giornalista per soddisfare la mia curiosità di conoscenza dei comportamenti umani collettivi. Fui conquistato dallo spirito con il quale questi eredi del miglior militarismo italiano partecipavano alla vita di un sodalizio nel quale la solidarietà e la fratellanza la facevano da padrone. Seppi cogliere questo aspetto della cosiddetta “alpinità” e metterlo così bene in evidenza che meritai la nomina ad Alpino Onorario. Sono tornato ad Asti venti anni dopo anche per un’altra ragione, perché come responsabile regionale della ANVRG (Associazione Italiana Veterani Reduci Garibaldini) fondata dai reduci della Divisione Partigiana GARIBALDI di Montenegro, formata dagli Alpini della Divisione Cuneense e dai Fanti della Divisione Venezia di stanza in Montenegro dopo l’8 settembre del 1943, dopo il loro rientro in patria invitti alla fine della seconda guerra mondiale, ho accompagnato gli Alpini del Gruppo di Santa Rufina di Cittaducale (nella foto) a visitare il Museo nazionale della Divisione Partigiana GARIBALDI sistemato di recente definitivamente ad Asti ed inaugurato il 2 giugno del 2015.

 

Molti furono i fanti della Divisione Venezia di origine reatina e sabina che confluirono nella Divisione GARIBALDI di Montenegro e la maggior parte ci rimisero la pelle, pochi coloro che rientrarono, l’ultimo dei quali Ennio BELLINI è deceduto due anni fa. Ma vivo è il ricordo di quella epoca che vide molti giovani sabine lottare a fianco dei partigiani titini contro i nazisti e gli ustascia per diciotto lunghi mesi in condizioni di grave disagio per mancanza di cibo, di indumenti e di solidarietà di patria. Asti è una piccola città di provincia come lo è Rieti dalla quale siamo partiti. La Provincia di Rieti è per metà di leva alpina nella Brigata L’Aquila della Divisione Julia e per metà di leva mista con prevalenza in fanteria. Ricalca in piccolo quello che fu la Divisione Partigiana GARIBALDI di Montenegro. Asti ci ha accolto come sono solite accogliere le adunate degli alpini le città italiane che si assumono l’onere organizzativo del loro svolgimento. Una festa di bandiere e di attrezzature dell’accoglienza in armonia al carattere di folklore che gli alpini sanno dare ai loro incontri. La città intera invasa da una kermesse di ex militari con i caratteristici cappelli che mostrano con orgoglio le loro penne nere e bianche che girovagano per le vie e le piazze animate da fanfare, tamburini, squadre folk del notissimo palio di Asti, un’aria di festa all’antica che con il passar degli anni va scomparendo dal nostro costume nazionale.

A starci in mezzo ci si sente parte di qualche cosa che è più grande di noi e ci fa entrare in uno spicchio dell’anima collettiva degli italiani. Senti vibrare nell’aria qualcosa che è molto lontano dalla indifferenza con la quale oggi gli italiani partecipano alle tante feste del consumismo, totalmente prive di anima. Più di tutte colpiscono le fanfare militari degli alpini, con i loro tromboni e i grandi tamburi che rimbombano nelle valli alla quali trasmettono i sentimenti più puri e genuini dei valligiani. Ci si sente coinvolti, non si andrebbe mai via. Uno stato di eccitazione salvifica si impossessa di tutti e non ci si stanca mai nemmeno delle stesse ripetizioni. La sfilata della domenica è il clou della manifestazione che dura dal venerdì. Ad essa partecipano tutti i sodalizi miliari degli alpini di tutta l’Italia. La anticipano le rappresentanze degli alpini che vengono dagli altri paesi, si tratta per lo più di italiani nati o che vivono all’estero e che fanno parte di truppe di montagna, ma anche di rappresentanze degli alpini di altri paesi. Segue la sfilata degli alpini che sono in servizio permanente militare in stretta formazione d’ordinanza seguiti dalla Fanfara di Divisione.

A seguire tutti i componenti delle varie Sezioni d’Italia con le bandiere di tutti i Gruppi che le compongono. Una sfilata che inizia al mattino, alle ore 10.00, e che normalmente finisce nel tardo pomeriggio, alla quale partecipano migliaia e migliaia di penne nere e bianche a testimonianza della loro fedeltà ai valori più genuini della gente di montagna. Ma noi siamo venuti quassù anche per rendere onore ai caduti reatini e sabini della Divisione Partigiana GARIBALDI di Montenegro visitando il loro Museo. Ci accoglie all’ingresso Mariella BORTOLETTO, figlia dell’ultimo Presidente veterano della ANVRG Carlo BORTOLETTO, alpino di Asti che nel 1943 non si arrese ai tedeschi e aderì alla Divisione Partigiana. Mariella oggi è una dirigente della ANVRG, come lo sono molti altri figli di veterani deceduti, per mantenere vivi gli ideali per i quali combatterono i loro padri. Ella ci accompagna nelle sale del Museo ben sistemato al piano terreno di un palazzo nobiliare piemontese oggi di proprietà pubblica e ci descrive l’importanza per la memoria storica delle varie teche nelle quali sono custoditi cimeli e documenti della Divisione. Sono stati sistemati costì tutti i cimeli che stavano a Porta San Pancrazio a Roma e ad essi ne sono stati aggiunti molti altri ricevuti per donazioni delle famiglie dei reduci.

L’alpino Mario PETRUCCI, capogruppo del Gruppo di Santa Rufina per ringraziare la BORTOLETTO e la città di Asti per aver ospitato in via definitiva il Museo della Divisione Partigiana GARIBALDI, ha consegnato in ricordo della visita il gagliardetto ed un quadretto con i simboli del Gruppo. Il Sindaco di Cittaducale ERMINI ha donato i due volumi che rievocano la storia di Cittaducale, di cui Santa Rufina è una importante frazione, ed una guida del territorio con invito ad una visita di cortesia. A nome della Federazione regionale Lazio della ANVRG ho espresso le più vive congratulazioni alla Sezione di Asti della ANVRG per la collaborazione prestata al fine della sistemazione definitiva del Museo della Divisione.