di Gianfranco PARIS

Quello che è accaduto a Parigi è la logica conseguenza di una politica internazionale insensata al servizio del capitalismo sfrenato guidato da una finanza che pone il profitto al di sopra di ogni regola di convivenza civile. Dal 2011 è iniziata una guerra spietata di reazione al cosiddetto terrorismo con una impressionante intensità crescente. Gli stati del mondo, tutti guidati dalla finanza, anche quelli che fino a due decenni fa erano i nemici dichiarati del capitalismo (per gli smemorati Russia e Cina), hanno reagito facendoci credere che erano in gioco le nostre libertà mentre ipocritamente hanno posto in essere una strategia che, facendo finta di combattere il terrorismo (il cosiddetto nemico), hanno invece alimentato uno stato di guerra crescente bombardando popolazioni inermi e vendendo al tempo stesso le armi al nemico.

 

Un gioco che ormai hanno capito anche i bambini con l'Italia in prima fila. Di fronte ad una tale “porcheria” l'opinione pubblica è altamente disorientata e la politica contribuisce non poco ad alimentare una confusione che non si sa dove condurrà il mondo intero. Ascoltando e leggendo i mass media si capisce che nel mondo i guerrafondai, malgrado quello che è accaduto con le due guerre mondiali nel secolo scorso, sono ancora una bella fetta dei vari popoli. La guerra purtroppo cova nell'animo umano per gene naturale. Guardate la Francia di questi giorni, ieri poi a Versaille hanno superato ogni limite. La Francia è sempre stata in maggioranza un paese di guerrafondai. Tutte le città francesi hanno il loro bravo monumento non solo ai caduti delle varie guerre, ma anche di quasi tutti i generali, anche di quelli che le guerre le hanno perse. La Francia è stata, dopo l'11 settembre, il paese che più si è impegnato nel tenere alto il livello di interventi insensati come quelli in Libia e in Siria.

Quello che è accaduto in questi giorni, invece di indurli a riflettere, li induce a perseverare in avventure ancor più insensate e questa volta con il consenso anche della LE PEN, il che dice tutto. Il guerrafondaio HOLLAND, che fino a ieri aveva perduto ogni credibilità politica in Francia, con questa condotta ha raddrizzato la navicella del suo consenso elettorale. Questi francesi sono veramente tutti dei piccoli Napoleone! L'opinione pubblica mondiale di sinistra (si fa per dire) si è abbandonata alla retorica parolaia di sempre, condita di intellettualismo becero ad uso salottiero. Per loro quel che sta accadendo ed è accaduto è occasione di considerazioni letterarie ed estetiche. Le vittime hanno un valore per esercizio letterario e non per meditare concretamente sui comportamenti della politica che li ha generati.

I mass media tradizionali fanno da coro alle due posizioni. Quelli di sinistra corrono dietro agli umori dei loro lettori e quelli di destra mettono in evidenza solo gli aspetti che aizzano alla reazione violenta. I cosiddetti social newtork, la novità massmediologica di questo ultimo decennio, danno della realtà una rappresentazione che risente della visione di ogni singolo utente. Si leggono una montagna di bugie e di notizie false, messe in circolo ad arte, o per superficialità o ancor più per aggravare la confusione. La confusione è totale e sono pochi quelli che riescono a guardare agli eventi con mente fredda. Personalmente avrei motivo di essere agitato. Ho una figlia e una nipote che abitano vicino al Bataclan e quei fatti mi hanno toccato da vicino. Ma, neanche nelle ore drammatiche del loro svolgimento, mi sono passate per la mente le considerazioni che poi ho ascoltato e letto i giorni seguenti.

Ho pensato e penso che quei fatti avrebbero dovuto suggerire alla politica mondiale di cambiare rotta e ai cittadini di chiedere a gran voce ai loro rappresentanti che l'Italia non può essere il reggicoda della politica guerrafondaia del capitale, né il paggetto di qualche potenza mondiale. Solo l'opinione pubblica in democrazia può far cambiare la condotta politica degli stati, ma questo nell'Italia di oggi è quasi impossibile perché ognuno pensa ai piccoli interessi di bottega di casa propria e ciò che accade lontano interessa poco. salvo a piangere a dirotto quando dovesse accadere anche a noi o ai nostri cari. Questo non vuol dire però che dobbiamo consolarci con la demagogia o con sentimenti guerrafondai. Almeno in privato cerchiamo di avere le idee chiare.